Un bus elettrico in avarìa ha bloccato una carreggiata di via Dante a Cagliari per quasi due ore e mezza, riaccendendo il dibattito sull’affidabilità della nuova flotta del Ctm. A denunciare l’episodio è UTP Sardegna, che punta l’attenzione anche sulla gestione delle linee filoviarie.
“Una carreggiata di via Dante bloccata per quasi due ore e mezza per l’ennesimo bus elettrico in avaria. Peraltro non su un’autolinea ma su una filovia. Non si capisce perché da tempo non si vedano quasi mai filobus in servizio ma sia quasi la norma che al loro posto ci siano autobus elettrici o a gasolio…”, scrive l’associazione.
Caldo e climatizzazione tra le criticità
L’episodio si inserisce in una serie di problemi che, secondo le segnalazioni raccolte, avrebbero interessato i bus elettrici del Ctm soprattutto durante le giornate più calde. Le temperature record dell’estate 2026 avrebbero infatti messo sotto pressione i mezzi, con episodi di arresto in strada e difficoltà legate alla climatizzazione.
La componente elettrica rappresenta ormai una parte largamente maggioritaria della flotta. Nel primo semestre del 2026 i mezzi a zero emissioni hanno raggiunto circa il 70% del parco Ctm, con 236 autobus elettrici complessivi. Di questi, 152 sono stati acquistati attraverso le risorse del Pnrr.
L’obiettivo dichiarato è ancora più ambizioso: arrivare al 100% della flotta a zero emissioni entro il 2030, anticipando le scadenze europee.
Il nodo dell’autonomia con l’aria condizionata
Proprio l’impiego dei mezzi elettrici durante l’estate solleva però interrogativi sulla loro effettiva capacità di operare nelle condizioni climatiche sarde.
Uno dei principali problemi riguarda il rapporto tra climatizzazione e autonomia delle batterie. L’utilizzo intensivo dell’aria condizionata comporta infatti un maggiore consumo di energia, riducendo la percorrenza disponibile tra una ricarica e l’altra, con autonomia praticamente imprevedibile.
Il tema, ad esempio, interessa anche i nuovi Iveco E-Way, tra gli ultimi mezzi entrati nella flotta Ctm. Secondo le indicazioni del costruttore rese note dai sindacati dopo alcuni problemi analoghi riscontrati dall’Atac a Roma, mantenere la temperatura interna intorno ai 25 gradi consentirebbe di limitare il carico sulle batterie. Una condizione che, però, nelle giornate caratterizzate da temperature particolarmente elevate può risultare difficile da rispettare senza compromettere il comfort di passeggeri e conducenti.
Il rischio è che una climatizzazione più intensa finisca per incidere significativamente sull’autonomia, aumentando la possibilità che un autobus debba interrompere il servizio prima del previsto. A volte senza troppo preavviso. Per questo Atac ha chiesto ai propri autisti di segnalare alla centrale quando il bus raggiunge il 30% di autonomia residua.
Autobus prodotti in Polonia, Francia e Turchia
La progressiva elettrificazione del trasporto pubblico cagliaritano ha portato sulle strade mezzi di diversi costruttori, principalmente Solaris, Otokar e Iveco. Una trasformazione sostenuta in larga parte dalle risorse europee e dal Pnrr, che ha consentito al Ctm di accelerare il rinnovo del parco autobus.
Si tratta però di bus pensati e progettati senza tener conto di climi molto caldi come quelli del centro-sud Italia, in particolare delle Isole. I bus Solaris vengono dalla Polonia, gli Otokar dalla Turchia in zona Istanbul, gli Iveco dalla Francia. Non vengono testati su climi che raggiungono facilmente i 40 gradi in estate.
Patata bollente
La transizione energetica del trasporto pubblico cagliaritano procede dunque a ritmo sostenuto, ma gli episodi di avarìa rappresentano un campanello d’allarme. L’obiettivo di una flotta completamente elettrica entro il 2030 dovrà necessariamente confrontarsi con la necessità di garantire continuità del servizio, autonomia sufficiente e condizioni di viaggio adeguate anche durante le giornate più calde.
Per evitare dunque che centinaia di milioni di euro si trasformino in una costosissima operazione di greenwashing, la sfida per Ctm è ora quella di trovare la soluzione a un problema che rischia di trascinarsi per i prossimi anni. La corsa al 2030 va necessariamente rivista.
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