Una svolta geopolitica scuote gli equilibri del Medio Oriente e alleggerisce la pressione sui mercati finanziari globali. Lo Stretto di Hormuz, uno dei corridoi marittimi più strategici al mondo per il transito delle risorse energetiche, tornerà pienamente operativo a partire da questo venerdì. La riapertura della via d’acqua giunge in concomitanza con la firma formale di un nuovo accordo bilaterale tra gli Stati Uniti e l’Iran.
A dare l’annuncio ufficiale è stato il presidente americano Donald Trump tramite un post sulla sua piattaforma social Truth. Secondo quanto dettagliato dal capo della Casa Bianca, l’intesa raggiunta aprirà immediatamente la strada alle operazioni internazionali di sminamento dello specchio di mare, ponendo fine al blocco e garantendo il ripristino della libera circolazione delle navi cisterna. Una mossa che, nelle intenzioni dei negoziatori, è destinata a produrre immediati benefici sia per la stabilità dell’intera regione mediorientale sia per il sistema economico mondiale.
L’effetto dell’annuncio e del contestuale cessate il fuoco ha investito istantaneamente i mercati energetici, rimasti per settimane con il fiato sospeso. I listini delle principali piazze d’affari hanno registrato un drastico calo delle quotazioni del greggio:
Il greggio americano Wti (West Texas Intermediate) ha accusato una contrazione del 4,8%, scivolando a quota 80,80 dollari al barile.
Il Brent, punto di riferimento per il mercato europeo, ha registrato una flessione del 3,9%, attestandosi a 83,89 dollari al barile.
La fine delle ostilità e la certezza del ritorno sul mercato dei flussi regolari di greggio hanno di fatto sgonfiato il premio di rischio geopolitico, offrendo una boccata d’ossigeno alle economie occidentali sul fronte del contrasto all’inflazione energetica.
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