Una notte di violenza e intolleranza ha macchiato le celebrazioni religiose sul monte di Macomer. Tra il 12 e il 13 giugno scorsi, nel pieno dei tradizionali festeggiamenti in onore di Sant’Antonio da Padova, un grave episodio di stampo xenofobo ha interrotto bruscamente il clima di festa che fino a quel momento aveva accompagnato migliaia di fedeli e visitatori lungo l’itinerario che conduce al santuario.
L’azione, fulminea e mirata, è entrata in scena nel cuore della notte. Un manipolo di giovani del posto ha preso di mira i posteggi commerciali gestiti da operatori ambulanti di nazionalità marocchina e nordafricana, posizionati ai margini del percorso. Il raid è iniziato con l’esplosione di cori infarciti di insulti, urla e pesanti minacce a sfondo razziale, per poi degenerare rapidamente in violenza fisica. Gli aggressori hanno bersagliato i banchi con una fitta sassaiola, mandando in frantumi le strutture e danneggiando irrimediabilmente i prodotti in esposizione. Subito dopo, il gruppo ha rovesciato a terra gli stand e fatto man bassa della merce, depredando gli spazi.
A subire i danni maggiori è stato un giovane commerciante di origine marocchina, la cui postazione è stata letteralmente rasa al suolo e svuotata di ogni articolo. Un’esplosione di odio ingiustificata, che stride fortemente con l’andamento di una ricorrenza che fino a quel momento aveva registrato un’affluenza pacifica, animata dalla musica e dal lavoro dei chioschi enogastronomici.
Il disordine e i rumori del blitz notturno hanno però spinto alcuni presenti a richiedere il pronto intervento del 112. Sul posto sono confluite le pattuglie dei Carabinieri della Compagnia di Macomer, il cui tempestivo arrivo ha impedito che la situazione potesse avere risvolti ancora più drammatici. I militari sono riusciti a intercettare il branco, procedendo all’identificazione di tutti i componenti del gruppo: si tratta di diversi ragazzi residenti a Macomer e nei centri limitrofi del Marghine.
Gli investigatori dell’Arma hanno immediatamente avviato gli accertamenti del caso, raccogliendo le testimonianze delle vittime e quantificando i danni. Per i giovani responsabili del raid è già scattata la formale segnalazione all’Autorità Giudiziaria, davanti alla quale dovranno rispondere dei reati di danneggiamento, furto e violenza con l’aggravante della discriminazione razziale.
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