Il grave atto intimidatorio che ha colpito la comunità musulmana di Cagliari continua a scatenare reazioni. L’episodio ha suscitato l’immediata reazione dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia (UCOII), che ha espresso profonda vicinanza ai fedeli locali e ha aperto un canale di comunicazione diretto con l’Imam del capoluogo sardo e con il responsabile regionale dell’associazione per monitorare l’evoluzione della situazione.
Il presidente dell’UCOII, Yassine Baradai, ha commentato duramente l’accaduto, sottolineando come l’aggressione a un centro di preghiera rappresenti una ferita per l’intera società. ”Chi colpisce un luogo di culto colpisce una comunità intera e ferisce il patto di convivenza del nostro Paese. La comunità islamica italiana non può essere lasciata sola di fronte a una spirale di odio che va riconosciuta, prevenuta e contrastata con serietà dalle istituzioni”.
I rappresentanti delle comunità islamiche evidenziano come la retorica dell’esclusione e la rappresentazione dei musulmani come un potenziale pericolo finiscano per legittimare e normalizzare i sentimenti di avversione, creando il presupposto per azioni violente. Non si tratterebbe quindi di un semplice danneggiamento strutturale, ma di un attacco mirato a colpire il senso di sicurezza dei fedeli.
Di fronte a questo scenario, l’UCOII ha deciso di rivolgersi direttamente ai vertici dello Stato per chiedere interventi concreti sul fronte della sicurezza. Il presidente Baradai ha inviato una lettera formale al Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, per sollecitare l’adozione di provvedimenti tempestivi a salvaguardia dei centri islamici sul territorio nazionale.
Tra le istanze principali presentate al Viminale figurano l’attivazione di misure di sorveglianza specifiche per i luoghi di culto, rapidità nelle indagini per fare piena luce sul rogo di Cagliari, un monitoraggio strutturato delle sigle estremiste e dei movimenti islamofobi attivi in Italia. Infine è stata chiesta l’istituzione di un tavolo di confronto istituzionale permanente tra il ministero e le organizzazioni islamiche per pianificare strategie di prevenzione condivise.
”La libertà religiosa è un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione. I luoghi di preghiera devono essere luoghi sicuri per tutti” conclude l’associazione.
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