Svolta nelle indagini sul brutale omicidio di Cinzia Pinna, la trentatreenne di Castelsardo uccisa con tre colpi di pistola al volto nella notte tra l’11 e il 12 settembre 2025. I rilievi scientifici effettuati dagli specialisti del Ris di Cagliari all’interno della villa nella tenuta vitivinicola di Concaentosa, tra Palau e Arzachena, sembrano smentire la versione dei fatti fornita dal killer reo confesso, l’imprenditore gallurese Emanuele Ragnedda.
La pubblico ministero Noemi Mancini ha depositato una imponente mole di atti che include migliaia di pagine, verbali, accertamenti chimici, balistici e fotografie. Questa documentazione è stata messa a disposizione dei legali di Ragnedda, attualmente detenuto nel carcere di Sassari con l’accusa di omicidio volontario, e degli altri due indagati nell’inchiesta, il manutentore Luca Franciosi e Rosa Maria Elvo, compagna del proprietario della tenuta.
Fin dal momento del suo arresto, Ragnedda ha sostenuto la tesi della reazione a un’aggressione, dichiarando che la vittima lo avrebbe minacciato con un coltello e che lui avrebbe fatto fuoco solo per difendersi. Sebbene i test del Ris abbiano effettivamente riscontrato la presenza di tracce ematiche dell’imprenditore sulla scena del crimine, la perizia balistica ha ridisegnato una dinamica del tutto incompatibile con il suo racconto.
Stando agli specialisti, infatti, al momento degli spari la donna non si trovava in piedi in un atteggiamento offensivo, bensì era seduta. Inoltre, l’assassino avrebbe premuto il grilletto da una distanza ravvicinata, stimata in circa un metro e mezzo. Gli accertamenti tecnici svolti nella tenuta hanno permesso agli inquirenti di escludere anche l’ipotesi di un approccio sessuale tra i due prima del delitto. I nuovi elementi scientifici cristallizzati dal Ris rappresentano ora un punto di svolta cruciale per l’accusa, andando a indebolire pesantemente la linea difensiva del proprietario di Concaentosa in vista del futuro processo.
Leggi le altre notizie su www.cagliaripad.it






